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Città sicure: come urbanistica e architettura agiscono sulla sicurezza dei luoghi

Nel multiforme e variegato panorama della sicurezza alcuni approcci, pur se ormai consolidati, affrontano nel nostro paese una significativa resistenza ad essere adottati e di conseguenza ampie potenzialità ancora da esplorare.

Uno dei più significativi è il cosiddetto approccio ambientale che non si riferisce alle questioni ecologiche, come l’infelice traduzione dall’inglese può far pensare, bensì alla relazione tra forma e uso dello spazio e le implicazioni di questi sulla sicurezza.

Prendendo spunto dalle rivoluzionarie idee enunciate nel 1963 da Jane Jacobs con il suo “vita e morte delle grandi città – saggio sulle città americane”, nel quale l’autrice realizza un nuovo e convincente metodo di lettura dei fenomeni urbani, ha visto la luce un intero filone disciplinare articolato in più teorie e strumenti operativi.

Oggi si ritiene che soltanto un approccio integrato alle politiche di sicurezza che comprenda interventi di tipo:

  • “Law and Order” ovvero attinenti alla sfera di polizia/giudiziaria

  • Sociali, ovvero relativi alle cause alla radice dei fenomeni di criminalità e insicurezza

  • Ambientale, ovvero relativi alle caratteristiche del contesto ove criminalità e paura si diffondono

sia in grado di risultare efficace ed efficiente nell’affrontare i problemi di criminalità e di percezione di sicurezza dosando opportunamente i tre “ingredienti” in base alla situazione da affrontare.

Ciononostante, per motivi che spaziano dall’impreparazione culturale alla connotazione ideologica dell’argomento, assai di rado questo complesso multidisciplinare si realizza; in tale scenario, l’approccio ambientale risulta il più delle volte essere l’anello debole dell’impianto, ma di cosa tratta esattamente questo argomento a molti sconosciuto?

Volendo esporre in estrema sintesi, stiamo dicendo che:

  • forma ed uso dello spazio hanno una influenza diretta sulla sicurezza di persone e cose;

  • questa influenza diretta agisce sia sulla sicurezza reale sia su quella percepita.


Grazie ai concetti ed alle pratiche messe in campo dalla sicurezza ambientale, siamo in grado oggi di progettare nuovi insediamenti, ma anche di operare sullo spazio già costruito, per aumentarne il livello di sicurezza potenziale, reale e percepita.

Attraverso una approfondita analisi del territorio nelle sue componenti fisiche e sociali (o del progetto nel caso di nuovi sviluppi urbani), è possibile realizzare una mappatura dello stato di sicurezza che lo caratterizza, della percezione degli abitanti e dell’impatto che l’edificato ha su questi fattori. 

I dati ricavati permettono di orientare gli interventi correttivi e la progettazione utilizzando strumenti anche molto raffinati che si rivelano utili alle diverse scale: urbanistica, edilizia e fino al livello di dettaglio dell’arredo urbano.

Le tecniche di progettazione per la sicurezza hanno come campo di applicazione d’elezione lo spazio pubblico ma si dimostrano determinanti anche nella progettazione e gestione di spazi privati e semi privati. 

Ma gli strumenti non si applicano solo ai caratteri fisici degli spazi;  assai importante è la possibilità di stabilire linee guida anche per le politiche di uso degli spazi: piani degli orari, piani di manutenzione, riconoscimento delle funzioni significative, identificazione degli usi critici e dei conflitti di uso che possono generare bassa sicurezza percepita e molti altri ancora. 

Tutto questo senza interferire con la creatività progettuale e gli altri requisiti – tecnici, economici, amministrativi – che convergono in progetti anche complessi.

È dimostrato come una integrazione strutturale di questo tipo di approccio nelle politiche di sicurezza porti non solo alla riduzione dei costi sociali della domanda di sicurezza ma anche ad un generale aumento del livello di sostenibilità dei complessi urbani con vantaggi che ricadono sul settore pubblico quanto su quello privato.

In questo scenario, il nostro paese ha un ruolo di primo piano grazie alla figura di Clara Cardia,  che per prima importò dagli Stati Uniti queste teorie adattandole al contesto europeo, all’interno di un dibattito ampio che comprende, oltre ad esperienze nazionali di diverso tipo e calibro, anche interventi nel settore delle norme di standardizzazione.

LabQUS – Laboratorio Qualità Urbana e Sicurezza, prosegue l’attività della sua fondatrice e promuove queste tecniche insieme a Scuola Etica e Sicurezza Milano l’Aquila anche nel contesto Corporate in un’ottica di sicurezza integrata innovativa.

L’auspicio è che il prossimo futuro veda un radicale cambio nella cultura della prevenzione di crimine e paura con l’ampliamento dell’orizzonte culturale – in campo politico e professionale – per includere approcci come questo nella pratica quotidiana di tutti i settori, come già avviene in alcuni – ancora limitati – contesti europei.

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