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Il Covid è ancora un nemico?

Il difficile periodo che abbiamo passato ci ha sicuramente segnato molto, sia dal punto di vista materiale/pratico che da quello umano/psicologico, e come ben sappiamo, quando superiamo un periodo che ci mette particolarmente a dura prova, non appena percepiamo uno stimolo positivo, cerchiamo di evadere subito dal problema che ci ha afflitto. Questo è il funzionamento fisiologico della mente umana, funzionamento che ci è dato, ma possiamo sempre migliorarci.


Il calo dei contagi, l’efficacia delle campagne vaccinali, l’eliminazione delle restrizioni e degli obblighi stanno portando la nostra attenzione in altre aree, quasi come se i due anni trascorsi nella prudenza per preservare la nostra salute non fossero mai esistiti.

Forse però dovremmo capire la reale “potenzialità” di questo nemico che non possiamo vedere, per conoscerlo meglio e non abbassare mai la guardia.


Cominciamo con il capire contro cosa abbiamo combattuto per gli ultimi due anni.

SARS-Cov-2 (Sindrome Respiratoria Acuta Grave Coronavirus-2) è il nome del virus che causa la malattia Covid-19 e possiamo considerarlo il “cugino” della classica influenza stagionale; ma perché quindi non dovremmo abbassare la guardia?


Il SARS-Cov-2 è un virus ad RNA e cioè che, a differenza nostra (il nostro codice genetico si basa su un doppio filamento di DNA ben stabile), ha un unico filamento di codice genetico. Questo filamento, una volta penetrato nelle nostre cellule, si lega al nostro DNA ed induce la cellula stessa a produrre copie del virus, creando quindi “cloni” dell’agente virale che però contiene anche piccoli frammenti del nostro DNA.

I Virus ad RNA tendono a compiere questo procedimento in maniera molto più caotica ed instabile, andando a creare molti più “errori di traduzione” durante la copia del codice genetico e questo porta ad un alto tasso di varianti dell’agente patogeno (le varianti sono, in parole semplici, delle versioni modificate del Virus).


Questa instabilità e caoticità porta il Virus, durante la sua proliferazione, ad acquisire anche porzioni genetiche che lo rafforzano o che lo variano.

Poniamo difatti l’esempio in cui un soggetto malato di Epatite contragga il Covid-19: il Virus penetra nelle cellule dove inizia il suo ciclo di proliferazione, durante la quale però ingloba e copia anche una porzione della malattia già presente nel soggetto, producendo “cloni” del virus modificato e rafforzato dall’altra malattia. Quando il soggetto andrà a contagiare altre persone, queste non saranno “attaccate” dallo stesso tipo di SARS-Cov-2, ma dal patogeno modificato e cioè dalla sua variante.


Questa è un esempio estremizzato e semplificato per far capire il funzionamento del processo di proliferazione del patogeno e di come sia possibile l’insorgere di una variante più o meno pericolosa del Virus principale.


Da queste informazioni dovremmo trarre un insegnamento importante, che è quello di non

trascurare mai la nostra sicurezza, poiché non possiamo sapere se la prossima variante esisterà, se sarà “mutata” a tal punto da resistere anche alla barriera immunitaria che ci siamo costruiti in questi due anni o se sarà totalmente immune alle cure conosciute.

I casi positivi, in questo periodo, sono in drastico aumento e questo potrebbe essere causato da un’errata interpretazione delle nuove direttive, che hanno portato la popolazione a passare dall’indossare sempre la mascherina, alla totale eliminazione quasi, appunto, come se non fosse mai servita.


Un obbligo assente non significa sicurezza, significa speranza. Ma la speranza è vana se non continuiamo a formarci e a migliorarci.


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