Il silenzio del terremoto

November 16, 2016

 

 

 

Appena tornato dalle zone terremotate, un conoscente mi ha chiesto che cosa mi avesse colpito maggiormente di questa esperienza. Una prima risposta “di getto” mi avrebbe portato a raccontare della desolazione distruttiva che ha coinvolto tutti gli abitati oppure della sofferenza delle popolazioni locali o, ancora, del grave danno, forse letale, subito dal sistema economico produttivo.  In realtà, ciò che più mi ha segnato è stato il silenzio.

 

La scossa del 30 ottobre travolge un territorio già provato da quelle precedenti e, per questa ragione, quasi completamente evacuato dalla popolazione senza, quindi, provocare vittime ma distruggendo quasi ogni cosa. Il giorno stesso la struttura di protezione civile e soccorso sanitario che coordino viene allertata per una pronta partenza che avviene circa 36 ore dopo. Un contingente ANPAS Lombardia (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) composto da due equipaggi su due fuoristrada parte con destinazione Pioraco, comune delle Marche interessato dal sisma. Sappiamo poco della nostra missione; le uniche consegne, oltre al luogo di arrivo, sono di partire autosufficienti per vitto e alloggio (cibo e disponibilità a dormire in macchina) per almeno 72 ore con compiti di monitoraggio del territorio montano ed eventuali soccorso e ricerca. 

 

Partiamo alle 3.30 del mattino per arrivare in mattinata ed essere subito operativi. Dopo una prima giornata nel comune marchigiano, il Coordinamento della Protezione Civile ci riassegna al comune di Castelsantangelo sul Nera, epicentro del sisma, dove le nostre specialità possono essere più utili. Lì arriviamo il giorno dopo la mattina presto. Non mi dilungo sulle attività fatte o sulla descrizione triste dei luoghi feriti dalla violenza delle scosse ma sugli effetti umani che esse hanno provocato. Per prima cosa il terremoto ha avuto per le genti di questi luoghi lo stesso effetto che può avere una guerra sanguinosa: tutti hanno dovuto lasciare le loro case, o ciò che ne resta, e divenire “profughi” (anche se questa parola non è politicamente corretta) negli alberghi della costa marchigiana. Un esodo repentino e dolorosissimo, di gente semplice, montanara, abituata ai ritmi frugali di quelle valli ma che tra di esse trovava rifugio e protezione e qui sapeva esprimere al meglio i propri e tanti talenti individuali e di comunità.  Il secondo effetto che ho colto fortissimo dalla prima notte che abbiamo passato lì è stato il silenzio che questo esodo ha lasciato e, quindi, il silenzio che questo terremoto ha provocato. 

 

Dopo le 20, partiti gli ultimi Vigili del Fuoco che tornavano per la notte al loro campo nel comune limitrofo di Visso, noi rimanevamo gli unici abitanti di questo paese che d’estate arriva ad avere oltre 4 mila residenti, insieme ad alcuni giovani ragazzi del posto che con gran coraggio hanno deciso di non partire per assistere i tanti animali domestici abbandonati nei pascoli, malghe e cascine e che dormivano in alcune roulotte poco distanti da noi. Così siamo divenuti, anche solo per pochi giorni, i custodi di un paese che il sisma ha reso fantasma. Finestre aperte nelle case ancora in piedi, luci accese, panni stesi e vetrine di negozi ancora illuminate; una norcineria con pecorini e salumi in bella mostra. Ma nessun rumore se non lo scorrere impetuoso del Nera. Nemmeno l’abbaiare di un cane o il rumore di una macchina in lontananza; magari le voci metalliche di una televisione. Nulla. Il deserto. Questo è stato per me più forte della vista di tutte quelle case rotte. Una casa si ricostruisce, col tempo. 

 

Ma una comunità se allontanata dal proprio territorio e poi non aiutata a farvi ritorno, no. Quella non si ricostruisce e rischia di perdersi, vittima dei dolori che anche la natura può riservare. Se davvero si vuole superare la tragedia di questo sisma bisognerà aiutare gli abitanti di Castelsantangelo a riappropriarsi del proprio comune e della propria vita non arrendendosi allo sconforto e disperdersi in tante strade differenti. Così facendo il silenzio del terremoto sarà solo una parentesi di una comunità chiamata ad affrontare una prova atroce ma desiderosa e capace di superarla. Per ritornare a vivere.

 

 

LUCA PULEO

Docente e ricercatore Scuola Etica & Sicurezza

Presidente P. A.  Avis C.M.  ANPAS Lombardia

 

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