Jemo ‘nnanzi

November 16, 2016

 

Un “grido di battaglia” si trasforma in una onlus

Intervista ad Angelo De Nicola | Serena Revelli 

 

Buongiorno Angelo, ci racconta l’aneddoto, che ha fatto scaturire l’idea di questa associazione?

«L’idea di fare qualcosa di concreto per la nostra città L’Aquila è nata dopo il primo momento di sbandamento nel post sisma del 6 aprile 2009. L’avvocato Cesare Ianni chiudeva con un “Jemo ‘nnanzi” gli sms che inviava a me e a tutti gli amici, tutte le sere in quei giorni drammatici, contribuendo a tenere unità la comunità degli sfollati. Quegli sms sono finiti tutti, prima nel “Diario di uno sfollato” quotidiano che tenevo sul mio giornale, Il Messaggero, e poi nel mio libro “Il Nostro Terremoto” (One Group Edizioni) pubblicato il 6 ottobre 2009»

 

Quale, secondo Lei, l’obiettivo principale?

«L’obiettivo è non piangerci addosso per l’immane tragedia che è capitata a noi aquilani ma “andare avanti” con iniziative concrete a supporto della “ricostruzione” non soltanto materiale ma soprattutto civica della città dell’Aquila»

 

Da dove nasce il nome, bellissimo tra l’altro, dell’associazione?

«Il nome nasce proprio dall’incitamento, nel nostro dialetto, di quegli sms dell’avvocato Ianni. E “Jemo ‘nnanzi” è così subito diventato una sorta di grido di battaglia di tutti quegli Aquilani che credono in un futuro di ricostruzione materiale e morale della nostra città»

 

Qual è stata la prima soddisfazione o il primo risultato concreto di Jemo ‘nnanzi?

«Soddisfazioni e risultati ormai non si contano da quando, nel 2011, abbiamo issato il nostro ormai famoso tricolore (lungo 25 metri, con la enorme scritta “Jemo ‘nnanzi” e ormai divenuto simbolo civico della rinascita sfilando durante l’Adunata nazionale degli alpini del 2015), sulla Torre Civica puntellata. 

Di certo, finora la soddisfazione più grande è stata quando Papa Francesco, a cui abbiamo donato la nostra maglietta, su nostro invito, ha parlato del dramma dell’Aquila nell’udienza del 2 aprile 2014 in piazza San Pietro: 

 

“Un pensiero speciale rivolgo al gruppo “Jemo ‘nnanzi”, dell’Aquila- ha detto il Pontefice-. Jemo ‘nnanzi, eh, andiamo avanti. A cinque anni dal terremoto che ha devastato la vostra città, mi unisco alla preghiera per le numerose vittime, e affido alla protezione della Madonna di Roio quanti ancora vivono nel disagio. Incoraggio tutti a tenere viva la speranza. La ricostruzione delle abitazioni si accompagni a quella delle chiese, che sono case di preghiera per tutti, e del patrimonio artistico, a cui è legato il rilancio del territorio. Jemo ‘nnanzi”»

 

 

Angelo De Nicola

Giornalista del Messaggero

e docente della Scuola di Etica e Sicurezza

 

 

 

 

 

 

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