Storia di quotidiana Resilienza

November 16, 2016

 

 

Intervista a Luisa Duranti | Serena Revelli 

 

“Così come il caos tumultuoso di un temporale

porta una pioggia nutriente che consente alla vita di fiorire,

 anche nelle vicende umane i momenti di progresso sono proceduti da momenti di disordine.

Il successo arride a coloro che sono in grado di resistere alla tempesta’’.

                                                                                                                I Ching

 

 

 

Buongiorno Luisa, cos’è per te la resilienza?

Cosa c’è di più resiliente di questa montagna? Il terremoto del 30 ottobre 2016 ha lasciato un’impronta visibile sul Redentore, la cima che fa parte del complesso del monte Vettore sui Sibillini, situato nell'Appennino umbro-marchigiano, epicentro del sisma. Una spaccatura lunga centinaia di metri, che da lontano sembra una crepa superficiale, in realtà è una profonda ferita della terra e dell’anima di tutti noi italiani. 

Il Monte Vettore (dal  latino victor, «vincitore»), rappresenta la mia  l’immagine  di resilienza. Sotto quella crepa, c’è la devastazione, la potenza della natura, la disperazione, l’incredulità, l’ira e il dispiacere che attanagliano. In pochi secondi svaniscono le certezze, si frantumano i progetti e i sacrifici di una vita lasciandoci privi di consolazione. Negli anni ho imparato però, che dietro ogni evento negativo, dietro ad ogni crepa che segna la nostra vita c’è la possibilità di uscirne vincitori. Se l’evento tragico, qualunque esso sia,  ci ha permesso di vivere, dobbiamo dimostrare  a noi stessi di essere degni di questo dono. 

Dimentichiamo velocemente che solo il fatto di essere vivi  rappresenta una grande fortuna, un caso fortuito di proporzioni enormi. Immaginate un granello di polvere  vicino ad un pianeta miliardi di volte più grande della terra. Il granello rappresenta la probabilità in favore della  nostra nascita, l’enorme pianeta quelle a sfavore. 

Come sosteneva N. Thaleb (2007) dobbiamo ricordarci che siamo dei Cigni neri e smettere di preoccuparci di cose di poco conto o di ostinarci nel pianificare in maniera spasmodica la nostra vita. Continuano a ripeterci che il futuro è prevedibile, che ce lo costruiamo con le nostre mani e che i rischi sono controllabili: in parte è vero, ma la nostra odierna realtà ci dimostra il contrario. Le nostre vite possono essere modificate dall’ignoto. 

 

Come hai reagito agli eventi difficili di cui fai cenno?

Personalmente ho affrontato tre eventi importanti nella mia vita, in primis il terremoto dell’Aquila. Ero una studentessa al primo anno di università, piena di sogni e colma di aspettative che in pochi secondi, la notte del 6 Aprile  2009, si è trovata senza una casa, senza l’Università e senza più certezze. Dopo i primi momenti di paura e di shock mi sono resa conto di quanto fossi stata fortunata, avevo  negli occhi tante macerie, ferite psicologiche, ma ero VIVA! Da quel momento capii che avevo un dovere nei confronti di me stessa e dovevo rendere onore, nel mio piccolo a tutti gli studenti che non c’erano più. 

 

Nel giro di pochi mesi l’Università ripartì, diedi gli esami nelle tende senza perdere una sessione, decisi di tornare anche a vivere sul cratere anche se  non fu facile, lo sconforto era tanto, ma arrivai alla laurea triennale con tanta soddisfazione, frequentando contemporaneamente anche la Scuola internazionale di  Etica e Sicurezza. 

Il secondo momento difficile riguarda la salute. Appena laureata iniziai a non sentirmi bene, facendo dei controlli, scoprii di trovarmi davanti al secondo cigno nero della mia vita,  avevo un tumore, un altro colpo al cuore mio e della mia famiglia, ma anche lì non avevo scelta, dovevo lottare, mi operai e dopo qualche  mese decisi di iscrivermi alla specialistica. Tra un controllo e un altro arrivai a conseguire la seconda laurea. 

 

Giusto  il tempo di abilitarmi alla professione, e godermi un po’ di tranquillità, sono stata scossa dal terzo cigno nero della mia vita, il terremoto del 30 Ottobre che ha distrutto parte delle Marche e dell’Umbria. 

In questa occasione, non ho avuto danni, ma la paura mi ha davvero congelata, secondi interminabili, certezze un’altra volta da ridefinire. Ma anche qui ho deciso di andare avanti e 18 giorni dal sisma ho inaugurato il mio studio professionale. 

 

Cosa ti hanno dato queste esperienze, affrontate con coraggio e determinazione?

Queste esperienze, mi hanno plasmata in maniera tale da gestire l’opportunità del cambiamento facendomi entrare nella dinamica di assaporare ogni momento  della vita e come i giapponesi riparano il vasellame con la “tecnica Kintsugi”, ho imparato a  riparare le crepe della vita valorizzando ogni singola incrinatura.

La deliziose venature dorate che segnano l’oggetto riparato, sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, cioè la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé.  La vita in effetti, non è mai lineare, ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. E proprio come spesso noi siamo orgogliosi di aver superato delle difficoltà, così anche il vaso diventa più bello,  mostrando i segni di ciò che ha superato con fatica.

 

Vuoi fare un augurio alle persone che oggi stanno affrontando le conseguenze del terremoto?

Auguro a loro e a me stessa che quella crepa sul Vettore, diventi “dorata”, grazie alla forza e alla resilienza di noi Marchigiani e Umbri.

 

Luisa Duranti

 

 

Please reload

Altri articoli

October 31, 2019

Please reload

Archivio

Please reload

  • Facebook - White Circle
  • Twitter - White Circle
  • LinkedIn - White Circle
  • Facebook Social Icon
  • Twitter Social Icon
  • LinkedIn Social Icon

GAM Education & Consulting S.r.l.
 

Corso di Porta Vittoria, 28 - 20122 Milano

P.IVA: 01801240662

Capitale Sociale € 10.000 i.v.
Iscrizione al Registro delle Imprese di Milano: 1955623