Isis realtà multiforme: tra il mercatino di Natale di Berlino e la discoteca di Istanbul esprime tutta la sua eterogenea potenzialità offensiva.

January 18, 2017

 

Le stragi di Berlino del 19 dicembre e di Istanbul del 31 hanno confermato l’anima versatile di Isis, non relegata alle strategie e modus operandi che hanno caratterizzato il jihadismo come sinora conosciuto.

 

Alla base di ogni considerazione degli elementi di novità e diversità di Isis va ricordato, anzitutto, di come sia riuscito nell’opera di occupazione, controllo e governo di veri e propri territori.

 

Conduce, poi, il più asimmetrico dei conflitti in occidente.

Compie azioni in occidente per rafforzare la sua posizione “in patria”, perseguendo le più tipiche finalità di ogni azione terroristica: creare dapprima paura e poi panico diffuso, sino a determinare le scelte delle proprie vittime, sino infine a condizionarne le abitudini di vita.

I paesi occidentali dovrebbero così allentare le pressioni su quei territori, circostanza quantomeno inverosimile se si considera:

  • che l’area in questione è notoriamente strategica per le risorse combustibili, il cui consumo non si è mai ridotto in occidente ed anzi è in crescita vertiginosa in Cina ed India;

  • che la capacità di adattamento e resilienza delle società occidentali.

Le modalità di azione e strumenti che Isis sta impiegando su larga scala in occidente sono:

  • Armi da fuoco ed esplosivi, i più tipici strumenti dell’attività terroristica. È del 6 gennaio 2017 l’esplosione dell’autobomba nei pressi del Tribunale di Smirne;

  • Il coltello, il cui uso seriale a fini terroristici era però sconosciuto su suolo occidentale (non in oriente);

  • Veicoli da lanciare su assembramenti di persone (vedi Nizza e Berlino), secondo le precise istruzioni impartite dall’Isis tramite la diffusione di manuali sul tema.

Gli attentatori rispondono a profili e modalità di coinvolgimento nell’attività terroristica in modi diversi tra i quali emergono:

  • I radicalizzati dell’ultim’ora e spesso “autoradicalizzati”, tramite un uso efficace della propaganda via web. Si tratta di soggetti che hanno spesso avuto contatti personali sporadici o nulli con esponenti della rete jihadista. In alcuni casi sembrano aver addirittura agito di loro iniziativa, con gesti “ispirati a” e poi dedicati autonomamente alla causa del Califfato, che riceve l’omaggio e ringrazia. In molti casi si tratta di persone tra l’altro riconosciute come e dunque soggetti estremamente vulnerabili ai condizionamenti ed agli atti di emulazione. Il dato è interessante anche se gli attacchi ascrivibili a persone affette da patologie conclamate siano una decisa minoranza. È il caso, tra gli altri, della strage al centro commerciale di Monaco di Baviera del luglio 2016, dietro la quale non è stata ravvisata alcuna motivazione politica o spinta dall'estero. Nel pc dell’active shooter Ali Sonboly è stata però trovata una copia del manifesto diffuso da Anders Breivik prima della strage di Utoya e Oslo, costata la vita a 77 persone, strage di cui ricorreva il quinto anniversario il giorno della strage di Monaco. Il killer ha inoltre impiegato lo stesso modello di pistola utilizzata da Breivik. È il caso anche di , profugo afgano di 17 anni, autore degli attacchi all’arma bianca a Wurzburg, Germania, sempre nel luglio 2016, autoradicalizzatosi e divenuto terrorista per pochi minuti dopo un anno vissuto da profugo

  • I radicalizzati violenti, spesso reclutati dal mondo della piccola criminalità comune. Si tratta di soggetti che spesso hanno avuto contatti con esponenti della rete jihadista attraverso la permanenza in carcere, che rappresenta una dimensione di rapida e profonda diffusione del messaggio jihadista, o attraverso le moschee. E’ il caso di Adel Kermiche, uno dei due assassini dell’anziano religioso di Saint-Etienne-de-Rouvray, cittadina nella quale è stata poi scoperta una filiera jihadista in una moschea salafiti. Dal mondo della piccola delinquenza comune provengono anche , tra gli ideatori ed autori degli attacchi di Parigi del novembre 2015, già arrestato nel 2011 per rapina a mano armata e nel 2013 per vicende di droga. Come lui, , che fu arrestato a pochi mesi dal suo arrivo in Italia nel 2011 per danni e un incendio nel centro di accoglienza di Belpasso, vicino a Catania. Nella sua permanenza di Germania aveva spacciato stupefacenti e compiuto furti, sebbene si ritiene già al fine di approvvigionarsi di fondi per l’esecuzione di atti terroristici. Nel suo caso sembra che la permanenza carceraria abbia comportato l’avvicinamento al jihadismo e la sua radicalizzazione.

  • I combattenti professionisti del jihad. Non va dimenticato che il fenomeno degli Homegrown terrorists rappresenta certamente una novità nel panorama del jihadismo, ma nulla toglie alla potenzialità offensiva del vero e proprio esercito permanente di combattenti di cui dispone Isis. Formato da uno zoccolo duro di ex militari degli eserciti preesistenti sul territorio (Iracheno in primis) e da una folta schiera di combattenti professionisti del jihad, che prestano la loro opera itinerante in qualsiasi teatro veda impegnati combattenti islamisti. Nella strage di Capodanno, al Reina di Istanbul, abbiamo assistito all’azione di un singolo individuo, militarmente preparato, che si è reso responsabile dell’uccisione di 39 persone. Qualcuno ipotizza che l’attentatore farebbe parte di un’élite militare, particolarmente nutrita di presenze caucasiche, che rappresenterebbe una sorta di “forze speciali” a disposizione dell’Isis.

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