Per non dimenticare...

March 7, 2017

L’omicidio di Kitty Genovese: ignoranza pluralista ed assunzione delle responsabilità

 

 

Un femminicidio ogni 84 ore: 120 le donne uccise in Italia nel 2016.

I giornali in questi giorni ci ricordano tristemente le centinaia di donne picchiate o violentate mentre chi è intorno “non vede”, “non sente” e soprattutto non interviene anzi, il più delle volte, è la causa.

 

Desidero ricordare in queste brevi righe, Catherine Susan Genovese, detta Kitty, una donna di New York accoltellata a morte, il 13 marzo 1964, vicino a casa sua nel quartiere di Kew Gardens, distretto del Queens, a New York mentre tornava casa dal lavoro.

Il caso fece clamore ed è studiato ancora oggi da psicologi e sociologi.

 

Kitty urlava così forte che 38 suoi vicini si svegliarono e si affacciarono alla finestra. Tutti vedevano cosa stava accadendo e si vedevano l’uno con l’altro, ma nessuno prese l’iniziativa di chiamare la polizia per oltre 30 minuti. Durante questa mezz’ora l’assassino scappò e poi vedendo che nessuno interveniva ebbe il tempo di tornare indietro e finirla a coltellate.

 

Le circostanze furono studiate a lungo e rappresentano tutt’ora un caso di analisi importante sull’assunzione di responsabilità e sull’intervento dei singoli in caso di emergenza.

Tra gli psicologi che hanno studiato il comportamento di chi si trova di fronte ad una richiesta d’aiuto, rilevanti sono John Darley e Bibb Latanè, due psicologi sociali che hanno dedicato gran parte della loro attività di ricerca al tema dell’ignoranza collettiva, all’assunzione della responsabilità individuale e della responsabilità diffusa. Secondo gli studiosi sono 5 i punti fondamentali del processo che porta una persona ad intervenire:

  1. Il verificarsi di una situazione di pericolo incombente potenziale.

  2. Il definire la situazione come emergenza.

  3. La sensazione della persona chiamata a dare aiuto di sentirsi “responsabile”.

  4. L’aver idea di cosa fare e come agire.

  5. L’intervento d’aiuto.

L’aspetto più significativo di una potenziale azione di “intervento in aiuto” riguarda l’influenza che il contesto corale assume sulle decisioni individuali, fenomeno che viene definito “ignoranza pluralista”: in una situazione ambigua e non chiara, le persone cercano informazioni per dare un significato agli accadimenti e decidere se intervenire. Il raffronto con gli altri a volte, può creare una situazione di “stallo”: l’indifferenza di alcune persone in un gruppo rispetto ad un pericolo si estende agli altri, perché un comportamento inerte può trasmettere il messaggio “Non c’è niente di cui preoccuparsi”. Quindi è possibile concludere che la solidarietà e l’altruismo, oltre a dipendere da tratti individuali di personalità, sono fortemente influenzati dall’ambiente e dalle circostanze esterne.

 

Questi studi ci stimolano su molti aspetti relativi alle emergenze e alle tante trappole in cui non dobbiamo cadere: la parola chiave è chiarezza!

 

Chiarezza nella definizione di rischi ed emergenze, nell’assegnazione di ruoli e responsabilità, nella formazione sulle azioni da attivare in caso di emergenza, nell’approfondimento delle reazioni fisiologiche ed emotive nell’emergenza sia di chi subisce sia di chi deve intervenire!!!

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