L’attacco di Londra

March 23, 2017

 

 

 

 

 

E’ sempre prematuro commentare un evento terroristico a poche ore dalla sua realizzazione o, addirittura, come ormai fanno tutti i mezzi d’informazione, quando  è ancora in atto. Sono le indagini dei giorni e settimane successive che daranno una chiave di lettura corretta e completa su quanto è accaduto. Lo stesso vale per i fatti di ieri a Londra.

 

Nelle prime ore spesso si dicono cose quantomeno imprecise perché non si sa davvero come si sono svolti i fatti ad eccezione di quello che filmati sfuocati o dirette televisive possono mostrare.  E’ probabile che ad agire sia stato un solo uomo ma anche su questo bisogna attendere perché eventi simili  nel passato ci hanno dimostrato come esistessero reti di fiancheggiatori  o “facilitatori” che hanno almeno coperto se non anche aiutato il terrorista nella progettazione e realizzazione dell’attentato.

 

Alcune cose, però, per quanto riguarda i fatti di Londra sono chiare.

Primo, questo terrorismo odierno si conferma essere molto poco professionale e si affida a soluzioni tecniche di bassa lega incapace, cioè, di dotarsi  di armi sofisticate: una macchina e due coltelli. Nessuna arma da fuoco, a dimostrazione di come in Gran Bretagna sia davvero difficile per membri non affiliati a reti criminali organizzate dotarsi di tali strumenti offensivi.

 

Secondo, le intelligence occidentali hanno fortemente limitato la possibilità che grandi reti terroristiche articolate possano compiere azioni distruttive come nel 2001 o a Madrid e Londra nel 2004 e 2005. Questo non impedisce al singolo attentato di essere distruttivo (vedi la carneficina di Nizza) ma rende molto difficile una pianificazione orchestrata dello stesso.

 

Le forze di polizia britanniche negli ultimi 18 mesi hanno sventato almeno 12 complotti tesi alla realizzazione di attacchi sul suolo inglese.

 

Terzo, la macchina dell’emergenza londinese ha funzionato quasi alla perfezione. 50 persone da soccorrere contemporaneamente, diverse delle quali con ferite molto gravi, sono uno sforzo davvero impegnativo da espletare. Tutto mentre l’azione terroristica non si poteva escludere fosse finita. Quindi , con la necessità di distogliere buona parte delle forze dell’ordine dal soccorso e impegnarle nella protezione di luoghi e nella verifica di eventuali nuove minacce. Eppure l’emergenza è stata gestita in modo tempestivo riuscendo così, probabilmente, a evitare che il bilancio finale dei morti fosse maggiore.

 

Questo è stato possibile perché Londra, come molte altre città occidentali, è dotata di un sistema di gestione delle emergenze articolato, efficiente e all’avanguardia. Sistema che viene testato, periodicamente, con simulazioni ed esercitazioni che permettono, seppur in un contesto artificioso, di “allenarsi” a gestire anche situazioni straordinarie. In questo sta una delle chiavi di difesa di cui oggi le nostre società possono dotarsi.

 

Non arrendersi al terrore che possa succedere anche a noi ma informarsi e formarsi su come comportarsi qualora, per sventura, accada proprio lì, dove ci troviamo noi.    

 

 

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