TRAVEL RISK: 30 mila le aziende italiane coinvolte

March 28, 2017

 

IL CASO BONATTI CONSIDERATO UN PRECEDENTE 
Vertici  indagati per omicidio colposo

 

Dibattito a Milano, giovedì 30 marzo, nella rassegna Asis Europe 2017. Riuniti sul tema i maggiori professionisti del settore

 

Rischi penali e civili per le imprese che lavorano all’estero. Oltre 30mila quelle italiane che fatturano complessivamente oltre 500 miliardi di euro e danno lavoro a circa un milione di persone. Di travel risk e delle conseguenze che esso può produrre se ne discuterà, giovedì 30 marzo a Milano nell’ambito di Asis Europe 2017, la rassegna in programma nei saloni di Mico, la fiera congressi del capoluogo lombardo. Interverranno Roger Warwick, Presidente Onorario di Asis Chapter Italy, Andy Williams, uno dei massimi esperti del settore della security a livello internazionale, e Paola Guerra Anfossi, direttrice della Scuola Etica & Sicurezza Milano e L’Aquila.

 

Il caso della Bonatti, i cui vertici sono indagati dalla Procura di Roma per omicidio colposo, rende evidente -spiega Warwick - quanto questo rischio sia attuale per quelle aziende che hanno deciso di puntare sull’internazionalizzazione”.

 

“Le nostre imprese -aggiunge Paola Guerra Anfossi - devono avviare una vera e propria rivoluzione culturale e comprendere che hanno dei precisi doveri nei confronti dei propri lavoratori. Devono raccogliere informazioni e valutare il rischio, informare, addestrare con formazione continua e monitorare le dinamiche dei Paesi nei quali operano”.

 

Delle 30mila aziende operanti all’estero, 30, in particolare nel settore delle costruzioni, hanno dimensioni importanti e sono presenti in ben 85 Paesi molti dei quali dal clima politico incerto: Algeria, Libia, Etiopia, Nigeria, Repubblica del Congo, Brasile, Colombia, Venezuela. “Sono volumi importanti - afferma Warwick. Proprio per questo non si possono più sottovalutare i rischi legati a tali attività. Anche perché, su questo, la legge italiana è giustamente severa”.

 

“Spartiacque in tal senso -continua la Guerra Anfossi - è stato il decreto legislativo 81 del 2008 che individua con chiarezza tutto quello che il datore di lavoro deve compiere in materia di salute e sicurezza.  Non adempiere a quegli obblighi, spiega ora la Procura di Roma sul caso della Bonatti, significa incorrere nel codice penale e in quello civile. Dall’omicidio colposo (art. 589 c.p.) alle lesioni personali colpose (art. 590 c.p.), dalla rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro (art. 437 c.p.) all’ omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro (art. 451 c.p.). Si rischia fino a sette anni di carcere, senza dimenticare ovviamente le responsabilità amministrative previste dal decreto legislativo 231 del 2001”.

 

“E non si pensi - dice infine Warwick - che tali responsabilità si concretizzino solo in caso di colpi di Stato, instabilità politica, terrorismo, attentati. Dovere e necessità dei datori di lavoro è di preparare i propri dipendenti, il che estende tali obblighi non solo a chi investe all’estero ma anche chi fa impresa in Italia: le aziende - piccole, medie e grandi che siano - non possono far finta di nulla. Devono rivolgersi ai professionisti del settore e formare le proprie maestranze che, a loro volta, hanno il diritto di sapere come comportarsi, per salvaguardare la propria incolumità”.

 

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