Un pericoloso vento illiberale soffia in Europa e in Italia

April 5, 2017

 

 

L’Europa, in particolare quella Occidentale, sta vivendo il più lungo periodo di tranquillità della sua storia. Non una guerra (seria) dalla fine del secondo conflitto mondiale. Come scrive Panebianco, la “triade divina” fatta di serenità, libertà e pace impera nel vecchio continente da oltre settant’anni. La crisi economica e sociale degli ultimi anni ha scalfito queste fortune, che per noi sembrano esistere da sempre, senza però togliercele davvero. Eppure le difficoltà ci sono e la riprova è l’avanzare e il consolidarsi dei populismi e nazionalismi in molti stati dell’Unione. In Polonia e Ungheria sono addirittura partiti di governo. Altrove, i Le Pen, i Wilders senza citare i protagonisti di casa nostra, cavalcano il malcontento per quel benessere apparentemente perduto (o forse, per molti, solo ridimensionato) proponendo soluzioni forse popolari ma sicuramente poco efficaci per risolvere i problemi e, forse, potenzialmente pericolose. Eppure, il seguito che, queste formazioni politiche hanno, è certo frutto di un senso di frustrazione e protesta ma non solo.

 

Soffia in Europa uno strano e inquietante vento che porta avanti istanze e sentimenti illiberali più diffusi di quanto non si pensi. In Italia in particolare. Non sono ancora maggioranza (e speriamo non lo diventino mai) ma convincono parti consistenti delle nostre società. I target delle loro ire sono sempre due: la democrazia rappresentativa e l’economia di mercato. La prima è ormai dipinta come un istituto rappresentato da politici incapaci e fannulloni che non sanno rispondere alle esigenze del proprio paese; spesso corrotti pensano più al proprio tornaconto personale che al bene comune. La seconda, associata al concetto di globalizzazione, è vista sempre più come uno strumento in mano ai grandi capitali che, aiutati dai “burocrati” delle istituzioni europee, pensano solo a come aumentare influenze e profitti a scapito del popolo. Di conseguenza le soluzioni invocate per “risolvere” queste piaghe sono il ricorso all’antipolitica fatta di uomini e donne esterne alla politica ufficiale spesso sconosciuti e dall’esperienza nulla nella gestione della cosa pubblica e alle inchieste giudiziarie viste sempre più come gogne morali ancor prima che processi democratici.

 

Per quanto riguarda l’economia di mercato si invoca il ritorno a sistemi nazionali più autonomi se non, addirittura, protezionistici fantasticando anche la fine dell’euro e il ritorno a valute locali. Non mi addentro in analisi socio politiche che non mi competono. Mi limito solo a notare che nella storia tutti i regimi autoritari sono stati preceduti da due tendenze: la delegittimazione della classe dirigente e la chiusura economica verso l’esterno…qualche similitudine?

 

La principale differenza con il passato è che facciamo tutti parte, noi europei, di un impianto istituzionale comunitario, l’Unione Europea, che sicuramente ha bisogno di essere aggiornata alle esigenze del nostro tempo ma che è una grande diga protettiva dagli istinti e rigurgiti peggiori di cui, purtroppo, in passato siamo stati tante volte promotori.

Per questo va difesa.  

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