FBI rilascia lo studio ACTIVE SHOOTER 2017

July 4, 2018

 

Il report appena rilasciato da FBI sul fenomeno active shooter per l’anno 2017 registra 30 eventi, il più alto numero mai registrato in un anno solare.

Aggiungiamo, in modo particolare per l’Europa, che active shooting è una tra le molteplici modalità di attacco impiegate in occidente anche dal più recente jihadismo.

Il dato numerico sugli eventi active shooter viene spesso accolto con rassegnazione, nella convinzione della impossibilità di predire un attacco e di coglierne i segnali preparatori e premonitori, quindi di poterne contenere le conseguenze.

Lo studio FBI, però, smentisce questo paradigma ed afferma con chiarezza che:

  • nei periodi precedenti all’attacco, gli active shooter lanciano segnali osservabili circa le loro intenzioni (il 77% degli active shooter spende più di una settimana nella pianificazione di un attacco ed il 46% altrettanto tempo nella preparazione);

  • questi segnali per la maggior parte consistono in comportamenti osservabili;

  • questi comportamenti possono essere volontari o involontari (tutti gli active shooter risultano aver subito forti stress nell’anno precedente all’attacco ed averne riportato conseguenze sulla salute mentale e/o sulla vita di relazione: in ogni caso sul comportamento);

  • questi segnali possono essere colti non solo e non tanto dagli operatori istituzionali, ma ancora prima e meglio da chi appartiene alla rete di relazioni dell’offender (parenti, amici, insegnanti, colleghi, vicini, ecc.) ed è quindi in grado di rilevare gli effetti dell’escalation di preparazione alla violenza agita (tra i soggetti che hanno rilevato segnali di avvicinamento alla violenza agita l’81% si è limitato a parlarne personalmente con l’offender).

In buona sostanza, lo studio conferma che:

  • i soggetti in grado di osservare e rilevare in maniera più diretta ed immediata eventuali anomalie comportamentali sono gli appartenenti alla rete di relazioni personali dell’offender (quelli che, a monte, dovrebbero essere strumenti di controllo sociale informale) e non player istituzionali;

  • la capacità di osservazione è alla base di ogni detection di anomalie;

  • le anomalie comportamentali possono essere rilevate dall’impiego di un ragionato profiling comportamentale (inteso come rilevazione di comportamenti e reazioni volontari ed involontari e loro successiva valutazione anche ai fini predittivi);

  • i first responder in caso di active shooting saranno, per ragioni di prossimità, i privati cittadini presenti all’evento o gli operatori di sicurezza privata (in Italia, dunque, Guardie Particolari Giurate): questo è vero ed ovvio nel caso di soft target, ma altrettanto nel caso di hard target, sui quali sempre più spesso troviamo impiegate G.P.G. in funzione di sicurezza sussidiaria.

Non a caso, la formazione che Scuola Internazionale Etica & Sicurezza eroga al personale della sicurezza privata ha quali elementi centrali:

  • situational awareness e threat detection

  • profiling comportamentale per operatori della sicurezza privata

  • tecniche e tattiche di gestione dell’evento active shooter.

 

LEGGI I NOSTRI ARTICOLI SUL TEMA:

 

- Active shooters e homegrown terrorist: le modalità d'azione

 

Situational Awareness e Counter Terror: un intelligence “ad azionariato diffuso” ed un metodo per tutti

 

- Profiling "a pelle"

 

 

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