Travel Risk e la volontaria rapita in Kenya

November 22, 2018

 

E’ di poche ore fa la notizia: una volontaria italiana dell’associazione Africa Milele Onlus è stata rapita da uomini armati nel villaggio di Chakama, contea costiera di Kilifi, a circa 80 Km da Malindi, la nota località turistica molto frequentata dagli italiani.

 

 

La ragazza, Silvia Romano, di anni 23, si trovava in Kenya per seguire un programma umanitario di aiuto in un orfanotrofio.

Al momento sembra non esserci chiarezza sulla ricostruzione dei fatti: le voci ufficiali della polizia locale, citate dal 'Nation' e altri quotidiani kenioti, descrivono un assalto al mercato di Chakama che avrebbe comportato il ferimento di 5 persone e il rapimento della volontaria milanese. Per contro il presidente della onlus Lilian Sora, riportando le parole di abitanti del villaggio, dichiara che la volontaria sarebbe stata rapita in casa, dove in quel momento era sola, in attesa dell’arrivo di altri volontari previsto per i prossimi giorni. 

 

Parlare di responsabilità, soprattutto in queste ore di incertezza, è cosa vana. Ma dato il mio ruolo mi è impossibile leggere questa ennesima notizia senza immediatamente pensare che, comunque si siano svolti i fatti, ci troviamo nuovamente di fronte a falle a livello organizzativo e precauzionale” dichiara Paola Guerra, Fondatrice e Direttrice della Scuola Etica & Sicurezza di Milano – L’Aquila, che prosegue: “i miei colleghi ed io concentriamo la maggior parte dei nostri sforzi nello studio e nella consulenza aziendale in materia di Travel Risk Management. La prima cosa a cui penso è che il Kenya, nelle schede di rischio paese delineate da fonti istituzionali, figura come destinazione a rischio medio, non basso, e come tale richiede specifiche precauzioni e misure di sicurezza per la tutela del personale. Mi chiedo se realmente ci sia stata questa consapevolezza: nessuna cittadina del Kenya può essere definita tranquilla. Le mie possono sembrare parole dure, ma credo che sia necessario un intervento forte per evitare il più possibile che fatti come questo accadano e per sensibilizzare finalmente persone singole, aziende e organizzazioni sul delicato tema della gestione del personale all’estero”.

 

Le parole della Dott.ssa Guerra riaprono così un tema ancora troppo poco conosciuto e sentito, soprattutto in un periodo storico in cui, alle già molte minacce all’incolumità personale, presenti soprattutto in alcuni paesi, si aggiungono i tratti violenti delle azioni legate al terrorismo.

Come mai la volontaria rapita era da sola? Gli obblighi di legge ex D.lgs. 81/08, oltre che Codice Civile e dettami Costituzionali, chiedono di provvedere alla tutela tramite la valutazione di tutti i rischi, l’informazione e la formazione del personale: le organizzazioni internazionali rispettano questi obblighi di legge sulla sicurezza e la tutela? I volontari vengono formati prima della partenza?

 

Non avremo mai la certezza di sventare un evento violento, anche ponendo in atto tutte le misure di sicurezza relative ai trasferimenti all’estero che abbiamo a disposizione e che la legge per prima impone alle aziende, ma dobbiamo essere tenaci e ferrei nel pretendere la loro divulgazione e applicazione, soprattutto prima dell’evento, perché questa è l’unica arma che abbiamo per proteggere e proteggerci” conclude Paola Guerra. 

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