“Fare o non fare, non c’è provare” (Maestro Yoda)

January 22, 2020

 

Anche il Global Risk Report 2020, rapporto che viene pubblicato ogni anno in occasione del World Economic Forum di Davos, conferma che i maggiori rischi per l’umanità sono legati al clima. La notizia si è diffusa velocemente creando stupore e allarmismo. Ma davvero siamo stupiti? Non ci bastava il report dello scorso anno che denunciava gli ‘environmental risks’ al primo posto in termini di probabilità? Abbiamo avuto bisogno di trovare gli ‘argomenti climatici’ nelle prime cinque posizioni della classifica del rischio per riconoscere la complessità e la gravità del problema? Ma i 750 intervistati, influenti esperti mondiali, non si fermano ai rischi per probabilità, inseriscono le preoccupazioni climatiche anche al vertice della classifica dei rischi a lungo termine e sui prossimi dieci anni le inseriscono prima ancora del rischio legato alle armi di distruzione di massa.

 

Dal rapporto emerge uno scenario difficile, in cui le divisioni tra i Paesi a livello nazionale e internazionale, il rallentamento dell’economia e gli accesi conflitti geopolitici non creano le condizioni necessarie e sufficienti per far fronte alla crisi climatica con strategie globali e condivise.

 

I giovani poi sono ancora più pessimisti e, influenzati o meno da Greta e dagli attivisti di ogni parte del mondo, immaginano scenari ancora più tragici. I nati dopo il 1980 vedono i prossimi dieci anni caratterizzati dalla distruzione degli ecosistemi e dal catastrofico peggioramento dell’inquinamento globale. A commentare il report arrivano poi le parole del Presidente del World Economic Forum, Børge Brende che pur facendo appello alla cooperazione mondiale non riescono a risultare rassicuranti: “Il panorama politico è polarizzato, il livello dei mari si sta innalzando e il cambiamento climatico è ormai una realtà. Il 2020 deve registrare la cooperazione dei leader mondiali con tutti i settori della società, al fine di sanare e rafforzare i nostri sistemi di collaborazione, non solo per ottenere un vantaggio nel breve termine ma per poter affrontare i rischi comuni più profondamente radicati”.

 

Noi che ci occupiamo di emergenza e rischio da vent’anni. anche quest’anno, nello scenario internazionale, rivolgiamo l’attenzione al nostro Paese, l’Italia, un territorio delicato, instabile, che non può sostenere i pericoli dei cambiamenti climatici senza adottare piani di prevenzione e di intervento importanti e strutturati. Serve la partecipazione di tutti: istituzioni, mondo scientifico e accademico, rete dei servizi di protezione del territorio e dell’ambiente, un’azione combinata che possa mettere in sicurezza il Paese e impostare piani preventivi da proporre anche sul piano internazionale. Il WEF denuncia uno scenario  fortemente negativo non per eccesso di catastrofismo, ma per mettere in evidenza che se le cose non cambiano il collasso del sistema economico è garantito entro il 2050.

 

‘Fare o non fare non c’è provare’ risponderebbe il Maestro Yoda al giovane Skywalker alle prese con il superamento di un limite. Un bell’insegnamento che mette al centro l’intenzione nel fare le cose, che può realmente determinare l’esito degli eventi. Ecco, appunto, l’intenzionalità, la convinzione, la determinazione, tutti sinonimi di quella spinta potente e competente che ci consente di superare i maldestri e fallimentari tentativi che non ci hanno portato al risultato. Fino a quel momento. 

 

A tutti noi l’augurio di smettere di provare e iniziare a fare.

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