Il valore dell’analisi dei rischi e dei segnali deboli

di Erika Grasselli



Fractured future: il messaggio chiave emerso dal sondaggio pubblicato dal World Economic Forum nella 16esima edizione del Global Risks Report 2021 è che la pandemia globale con la crisi economica, politica e climatica in peggioramento ha portato a rianalizzare in maniera maggiormente approfondita i rischi per la società, le aziende e la Governance. Aumento della disoccupazione, gap nella digitalizzazione, disagio nei giovani e tensioni geopolitiche sono solo alcuni degli elementi che stanno caratterizzando quest’ultimo anno.

Gli effetti del COVID-19, il cui impatto ha inevitabilmente portato il rischio delle malattie infettive dal decimo al primo posto non solo ha provocato milioni di morti ma ha rilevato disuguaglianze in modo sproporzionato dal punto di vista sanitario, economico e digitale andando a danneggiare ulteriormente lavoratori e giovani che fanno fatica ad adattarsi alla nuova società e frenando lo sviluppo economico in alcune delle parti più povere del mondo, nonché rallentando ancor di più il trend di crescita dei Paesi maggiormente sviluppati.


Ben noti sono gli attacchi cyber – sempre più sofisticati e frequenti – a causa dei quali, anche per l’utilizzo di nuove modalità di lavoro (es. smart – working) – le aziende e i governi si stanno domandando se le infrastrutture tecnologiche e di processo utilizzate per proteggere i dati aziendali, non siano già state compromesse. I rischi dietro l'angolo sono legati soprattutto a possibili conseguenze economiche, perdite finanziarie, tensioni geopolitiche e instabilità sociale ma anche rischi legati alla reputazione e alle possibili sanzioni da parte delle autorità.


I rischi che avranno un ruolo predominante nei prossimi 3-5 anni sono di natura economica: instabilità dei prezzi, scoppio della bolla degli asset, guasti delle infrastrutture IT e crisi del debito. Nell’orizzonte temporale di 5-10 anni domineranno invece i rischi ambientali considerati egualmente una minaccia che riguarda tutta la popolazione mondiale e che richiede sforzi straordinari per essere contrastata, avendo effetti meno visibili e immediati rispetto alla pandemia. Ci si preoccupa anche per le armi di distruzioni di massa, la crisi degli stati, i progressi tecnologici nocivi e la perdita della biodiversità.



Le questioni legate al cambiamento climatico rimangono comunque centrali nei top risks, descritti nel report come “una minaccia esistenziale per l’umanità”: infatti, essendo concentrati su come uscire dall’emergenza pandemica, sarà ancora più difficile mettere a punto delle soluzioni per affrontare il problema del climate change. “Sappiamo quanto sia difficile per i governi, le imprese e altre parti interessate affrontare tali rischi a lungo termine ma ignorarli non rende meno probabile che accadano.” ha affermato Saadia Zahidi, CEO del WEF.

E non solo: le emissioni di CO2 aumenteranno in maniera esponenziale con la ripresa economica nonostante il calo dovuto ai lockdown e il blocco dei viaggi nei mesi scorsi. In ottica di sostenibilità, è fondamentale che le aziende e i capi dello stato passino più rapidamente a un’economia low – carbon e a modelli di business più sostenibili “… i progressi scientifici indicano che i rischi climatici possono ora essere modellati con maggiore precisione e integrati nella gestione dei rischi e nei piani aziendali. Eventi di alto profilo, come i recenti incendi in Australia e in California, stanno aumentando la pressione sulle aziende affinché agiscano sul rischio climatico in un momento in cui affrontano anche maggiori sfide geopolitiche e il rischio cibernetico.” Ha detto John Drzik, presidente di Marsh & McLennan Insights.


Nel report si enfatizza come le nuove generazioni si confermino quelle più consapevoli dell’importanza della relazione ambiente – salute impegnandosi a difendere le proprie idee sul cambiamento climatico senza però ricevere risposte concrete ad affrontare il problema e sentendosi così disillusi. I giovani avvertono sempre di più la sensazione di proseguire senza un punto di riferimento in cui riporre fiducia; la strategia “apri e chiudi” adottata dai governi al fine di limitare i contagi acuisce ancora di più la sensazione di isolamento e l’assenza di speranze per l’imminente futuro dal punto di vista emotivo, economico e lavorativo. In molte parti del mondo i giovani lavoratori sono stati i primi ad aver perso il posto di lavoro e l’80% ha dichiarato che la loro salute mentale è peggiorata significativamente. La rabbia e la disillusione di questa “lost generation” è un rischio serio e si dovranno, nel futuro, affrontare le sfide relative all’istruzione, al lavoro e alla salute mentale.

Lesson learned? L’incertezza del domani ci ha portato a cambiare completamente la metodologia di definizione dei rischi che richiede analisi, approfondimenti e discussioni su quelli meno ricorrenti. Diventa sempre più importante quindi individuare i rischi e conoscerli, cogliere i segnali deboli sfruttando le proprie conoscenze e competenze, avendo una visione olistica e comprendendo ciò che la storia e l’esperienza ci insegnano: l’uomo perde consapevolezza del fatto che un’epidemia, così come un incendio o qualsiasi altro rischio, possa essere facilmente gestibile all’inizio, mentre una volta che la minaccia si è manifestata, gli sforzi per dominarla diventano veramente impegnativi. Senza considerare che rimediare è molto più costoso che prevenire.

Quello che verrà definito in futuro non sarà soltanto la lenta fine della pandemia ma l’inizio di una crescita nel “new normal” che richiede coraggio, creatività e innovazione, volti alla ricerca di nuove occasioni di successo professionale e personale.

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