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Emergenza alluvione Romagna: Il Valore più grande

Ci siamo attivati anche noi come Scuola Etica & Sicurezza durante l’emergenza alluvione in Romagna. Ancora una volta abbiamo riscontrato quali sono i valori più importanti durante le emergenze, uno su tutti: l’umanità, quel valore che portiamo nel nostro nome con quel termine ‘Scuola Etica’ che è nato con noi ai tempi del terremoto dell’Aquila.


Sul campo questa volta c’ero io. “E adesso cosa faccio? Ho perso tutto”. Queste le parole del primo alluvionato che ho soccorso. Sono appena passati 4 giorni dall’alluvione che il 16 maggio 2023 ha colpito la città di Faenza facendo esondare il fiume Lavone. Come psicologi dell’emergenza facciamo anche parte della Protezione Civile e pertanto, sotto le decisioni del Direttivo Nazionale e dei board regionali, veniamo attivati di fronte ad eventi emergenziali. Nel mio caso, sono partita come volontaria in direzione Faenza.

Le immagini a 4 giorni dal disastro restano impresse nella mia mente. Il Lavone ha straripato più di 4 metri rompendo gli argini e colpendo metà della città e dei comuni limitrofi. Fango e acqua, acqua ristagnante, alberi e boschiglie, macchine sotto sopra, strade distrutte, case allagate e smembrate dall’impatto con l’acqua, la memoria e la vita delle persone rimaste in mezzo alla strada come montagne di rifiuti. Il silenzio ha avvolto Faenza.


Una delle attività iniziali è quella di out reaching ovvero il pattugliamento delle strade: come psicologi dell’emergenza formati e preparati ad operare in prima linea, possiamo recarci nelle zone rosse in contatto con le vittime di primo livello. Questo ci permette fin da subito di ascoltare e analizzare i bisogni emergenti della popolazione colpita nella fase crash dell’emergenza attraverso l’intervento diretto del Pronto Soccorso Psicologico.

La priorità è stata creare una catena di comando a cui seguisse un coordinamento dell’intera rete di supporto. La squadra creata con gli enti pubblici, sanitari dell’ASL territoriale e i responsabili della fase due (la fase che si occupa dell’intervento emergenziale sanitario) è stata per tutti noi volontari soccorritori un importante risorsa: sono state formate squadre di supporto psicologico per le persone, l’amministrazione comunale ed i volontari soccorritori.

Le attività parallele predisposte sono state: la predisposizione di punti di raccolta per fornire il sostegno psicologico e dei punti hub per accogliere gli sfollati, la gestione ed il controllo di grandi aree di gioco per bambini mentre i genitori erano a spalare, l’attivazione di debrifing (intervento strutturato e di gruppo condotto da uno psicologo esperto di emergenza che si tiene a seguito di un avvenimento potenzialmente traumatico, allo scopo di eliminare o alleviare conseguenze emotive spesso generate da queste esperienze) per il personale pubblico alla prima esperienza simile, la verifica di casi da segnalare all’ASL competente ed in generale segnalare ai servizi persone o minori traumatizzati.

In quei giorni c’erano persone che ancora non erano uscite dalle proprie case perché non in sicurezza, c’erano anziani talmente impauriti che sarebbero morti di fame piuttosto che lasciare la propria dimora. Alcune persone, dopo esser state accolte negli hub, ritornavano alle loro case per capire il da farsi. Increduli di aver perso tutto, alcuni hanno tentato il suicidio. L’allerta è stata molto alta, soprattutto per giovani ed anziani.

A livello operativo il nostro compito è stato stabilizzare le persone: tristezza, dolore per la perdita, stupore, panico, angoscia per il futuro, paura di essere abbandonati, rabbia per essere lasciati ultimi. Questi i temi iniziali che emergevano. Seguiva la predisposizione di tabelle di monitoraggio per seguire il decorso sintomatologico dei singoli o dei nuclei familiari individuati.

L’andamento di questa prima fase dell’emergenza va anche di pari passo con il decorso emotivo dei vissuti delle vittime, in primis l’aggressività. Nei giorni successivi un grande lavoro di contenimento emotivo è stato fatto con la popolazione attraverso il supporto casa per casa, incontri online di sostegno a target specifici (come insegnanti ed assistenti sociali) ed una comunicazione più efficace da parte delle amministrazioni comunali per la gestione dell’emergenza.


A fine giornata, i ragazzi faentini e i volontari si sono sempre trovati sugli scalini di Piazza del Popolo con una birra a cantare le note di Romagna mia. Noi eravamo lì. In quel preciso momento quello che ti colpisce è come eventi simili possano unire in maniera trasversale persone anche estranee, superando le barriere sociali. L’altra immagine che porto nel cuore è la forza di questa popolazione. Non ho mai visto nessuno rimboccarsi le maniche così velocemente: “Ora non ho tempo per piangere, piangerò, non ora, piangerò e avrò bisogno di te, ma ora devo pensare a sistemare questo disastro”.

Dopo quasi 20 giorni di attivazione ciò che si respira oggi è un profondo senso di unione e solidarietà tra le persone nel dolore. Il temperamento e la reazione dei romagnoli hanno attivato una catena di aiuti portati da migliaia di persone.


Oggi, il passaggio che si sta implementando è la programmazione di interventi volti al sostegno e monitoraggio a medio -lungo termine per la popolazione dei comuni faentini in accordo con gli enti pubblici e sanitari locali. Questo perché a distanza di due settimane circa dalla piena le persone devono fare i conti con la realtà, dunque la perdita. Più si rafforza la consapevolezza dell’accaduto più emergono sgomento, frustrazione e, in alcuni casi, i primi segnali di depressione. Ora più che mai è necessario non lasciare sole le persone. La regione Emilia-Romagna in questo è stata chiara e ha fatto sapere che il servizio di supporto psicologico è stato potenziato e prolungato, anche grazie agli aiuti di colleghi da fuori regione. Questo significa essere una squadra.


Anche noi come Scuola Etica & Sicurezza ci siamo sentiti parte di quest’emergenza. Portiamo a casa la speranza, linfa vitale di quest’umanità disperata, che abbiamo abbracciato e che ci ha abbracciato, speranza che cercheremo di alimentare giorno dopo giorno, con azioni quotidiane. Questo pensiamo essere il valore più importante, il faro che ci consente di guardare più lontano.



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