Imparare a prevedere l’inatteso

21 febbraio 2020 – Se ci avessero chiesto alla fine del 2019 di valutare la probabilità che arrivasse una pandemia globale avremmo detto che era del tutto impossibile.

24 febbraio 2022 – Lo stesso avremmo pensato se ci avessero chiesto alla fine del 2021 di valutare la probabilità che scoppiasse una guerra nel mezzo dell’Europa.

Ipotesi remote, che non riusciamo ad immaginare, a considerare come possibili…


È vero che immaginare o pensare a emergenze e crisi mondiali incute ansie, paure, timore e terrore, attiva la nostra centrale operativa nell’amigdala che al 99% provoca reazioni automatiche del sistema nervoso autonomo provocando molta fatica e quindi è meglio la razionalizzazione, il diniego, la cecità di fronte ai segnali di pericolo.

In questo momento storico è doveroso e responsabile promuovere la cultura della preparazione. I rischi sono eventi incerti certo ma le emergenze e le crisi si verificano. E questo richiede accurata preparazione nel prima, durante e dopo la crisi.

È necessario guardare con centratura, competenza e abilità al fatto che l’inatteso, l’imprevedibile si può manifestare e arriva rompendo ogni equilibrio.

E quindi cosa fare?

  • Monitorare costantemente i rischi e le possibili emergenze o crisi da fonti autorevoli e certe

  • Costruire scenari possibili (best case e worst case)

  • Preparare l’organizzazione e la “catena di comando e controllo”

  • Pianificare i processi e le azioni operative

  • Monitorare costantemente i KPI e gli “early signals”

  • Attivare i processi decisionali

  • Analizzare gli effetti e rivedere le azioni

  • Sedersi insieme per valutare le “lezioni imparate”

Queste sono le basi per creare organizzazioni ad alta affidabilità, capaci di creare una condizione di mindfulness, ovvero di piena consapevolezza collettiva che produce la diffusa abilità nell’analizzare rischi, individuare pericoli e reagire tempestivamente quando si manifestano.

Un’attenzione di testa e cuore va posta sulle Persone che nella loro vita di ogni giorno vivono eventi stressor della vita quotidiana e che da due anni stanno vivendo in una pandemia globale e ora anche in scenari di guerra. Sono molte le persone che si sentono destabilizzate, confuse, spaventate. Siamo arrivati di fronte alla guerra in una situazione di stanchezza psicologica che rende difficile farsi carico di quest'altra emergenza. Le persone vanno quindi ascoltate e supportate a gestire pensieri, sensazioni ed emozioni che destabilizzano. Vanno aiutate a coltivare il benessere che altro non è che la capacità di stare in equilibrio tra gli aspetti negativi e positivi della vita.

La sfida è dunque far diventare una priorità per ogni famiglia, ente, azienda la consapevolezza della rilevanza di essere organizzazioni pronte e affidabili, ovvero consapevoli e preparate per affrontare la vita nei suoi momenti di stabilità e instabilità. Solo così ci potrà essere evoluzione e crescita!



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