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Stasera al TG c’è la cronaca della guerra di Troia.

L’uccisione di Astianatte, il figlio in fasce di Ettore ed Andromaca, che venne scaraventato giù dalle mura di Troia per ordine di Ulisse, costituisce la prima notizia di un deliberato crimine di guerra su un bambino. Il commento della nonna del bambino Ecuba, mentre lo seppellisce utilizzando lo scudo del padre ucciso, rappresenta un atto d’accusa contro la guerra di ogni tempo:

- “Cosa potrà scrivere un poeta sulla tua tomba? Qui giace un bambino, ucciso un giorno dagli achei, per paura.

Che vergognoso epitaffio per la Grecia! Non hai avuto altra eredità da tuo padre, avrai almeno il suo scudo di bronzo: sarà la tua bara”.

Certo, stiamo parlando di un’epoca in cui la violenza era all’ordine del giorno, dove ci si uccideva di continuo fra familiari e la vita di un essere umano valeva meno di niente, però l’odiosa morte di quel bambino ha attraversato i millenni che ci separano dalla guerra di Troia.


Ma l’inammissibile è oggi. Dopo aver conosciuto le immagini dei lager nazisti, dopo tante promesse sulla pace e sul rispetto dei diritti umani - dichiarati imprescindibili anche in guerra - dopo tante assunzioni di responsabilità sulla salvaguardia dei bambini nelle emergenze. L’inammissibile si chiama Bucha, Irpin, Borodyanka, come già Lidice, Marzabotto, Srebrenica, Beslan, Mosul.


L’Ucraina accusa le truppe russe di usare i bambini come «scudi umani» per evitare di finire sotto tiro nel corso della loro ritirata da Kiev e dalle zone limitrofe. Dall’inizio della guerra in Ucraina 158 bambini sarebbero rimasti uccisi e circa 258 feriti dalle forze russe secondo il procuratore generale ucraino, che lo ha riferito su Telegram. La maggioranza delle vittime sono attribuite alla regione di Kiev (75). Seguono la regione di Donetsk (73), Kharkiv (56), Chernihiv (47), Mykolaiv (32), Luhansk (31), Zaporizhzhia (22), Kherson (29), Sumy (16), Zhytomyr (15), Kiev città (16). I dati relativi ai bambini uccisi e feriti a Mariupol, e in alcune aree di Kiev, Chernihiv e la regione del Luhansk sono in fase di ulteriore aggiornamento con la collaborazione dell’Unicef ed Ong indipendenti.


Non ci stancheremo mai di ricordare che questa condotta è vietata dalla quarta convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili nei conflitti armati (art. 28) ed è elencata tra i crimini di guerra nello Statuto della Corte penale internazionale, anche se purtroppo, questa prassi viene ancora adottata, oggi come ai tempi della guerra di Troia.

Quando la guerra va a colpire l'infanzia sembra ancora più atroce, perché all’oltraggio dell'innocenza si somma il danno futuro. Esporre un bambino come scudo umano, metterlo a rischio della vita, terrorizzarlo, attrarlo con armi vietate al solo scopo di menomarlo per sempre, sono azioni ingiustificabili poiché - se non provocano la morte - lasciano danni psicologici irreparabili in chi sopravvive all’incubo. Oltre ai 158 bambini lamentati da Kiev come vittime del fuoco russo, due milioni sono quelli fuggiti dal Paese e tanti di loro sono orfani di almeno un familiare. Anche lo spopolamento, l’allontanamento forzato per i bombardamenti indiscriminati ed il dehounsing - la sistematica distruzione dei quartieri abitati e del loro tessuto urbanistico - sono altrettanti crimini di guerra che a loro volta costituiscono i prodromi di un crimine contro l’umanità: il genocidio, davanti a cui non può tacere il senso di legalità e la pretesa di giustizia.


Alla Scuola Internazionale di Etica e Sicurezza non ci occupiamo di opinioni politiche ma del profilo multidimensionale dei rischi e anche delle opportunità, il nostro impegno è indicato nel nome stesso della scuola; qui vogliamo sottolineare come una crisi non sufficientemente valutata sta mostrando al mondo gli effetti devastanti della guerra sulla popolazione civile, sui beni privati, sul diritto di poter continuare ad abitare la propria casa, sulla continuità degli affari, del proprio lavoro e di quello altrui, sulla libertà d’espressione e sulla stessa architettura internazionale dei diritti umani.


Il nostro contributo per la pace consiste nello smuovere l’indifferenza di chi guarda il proprio orticello, di chi dice che questa è la guerra e bisogna mettere in conto i massacri come prezzo da pagare. Sul futuro si possono fare molte ipotesi, ma sui diritti umani e sociali l’unica risposta consiste nel mantenere alta la soglia di attenzione, per riaffermarli attraverso la coscienza collettiva che deriva dalla formazione di chi ha a cuore la sicurezza dei propri dipendenti, di chi crede nell’etica dei propri collaboratori, di chi desidera condividere credibilità coi propri partner e punta sulla responsabilità sociale della propria impresa; insomma di chi oggi sceglie di “mettere la faccia” davanti al proprio business, senza assuefarsi al giustificazionismo, al cinismo di chi vuole restaurare vecchie regole, di chi non cede alla tentazione che in guerra come negli affari… “Il fine giustifica i mezzi”, affinché le guerre di Omero non tornino nell’attualità delle cronache.

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