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Travel risks: fra percezione e realtà

Spesso, pensando al concetto di rischio, vengono in mente formule matematiche e valutazioni analitiche costi-benefici. Infatti, considerare il rischio come un evento incerto che - accadendo - potrebbe causare un danno, permette di sancire una dimensione quantificabile dell’evento e condurre analisi dei rischi, seguendo la logica di probabilità che accada l’evento moltiplicato per l’impatto che esso potrebbe causare.

Ciò che, invece, spesso è sottostimato riguarda la percezione del rischio. Ogni individuo, in quanto essere pensante con dei tratti specifici di personalità e avendo alle spalle un bagaglio proprio di esperienza, percepisce i singoli rischi in modo differente.

Questo, ad esempio, si nota particolarmente nei cosiddetti sensation seekers, ovvero coloro che nutrono il bisogno impellente di provare sensazioni varie, nuove e complesse, e la conseguente volontà di affrontare rischi fisici e sociali per il gusto di vivere tali esperienze (Arnett, 1994).


Il modo in cui un rischio viene percepito è anche particolarmente rilevante parlando di travel risks. Basta infatti pensare al compiere una banale scelta, che ognuno di noi è tenuto a effettuare: quando dobbiamo spostarci e raggiungere una località, occorre scegliere come farlo. Probabilmente, è facile pensare a qualcuno che ha paura dell’aereo, ma che non avrebbe alcun problema a guidare l’auto. Questo è un esempio banale che dimostra che le persone temono i cosiddetti “dread risks”, ovvero quei rischi che hanno una bassa probabilità di avvenimento, ma un alto impatto. Ad esempio, dopo il fatidico 9/11, molti americani evitarono il rischio percepito “dread” di volare, sostituendo quindi l’aeroplano con la macchina. Il Dipartimento dei Trasporti americano ha però dimostrato, studiando i dati dei tre mesi successivi all’attacco terroristico, che il numero di americani che ha perso la vita per strada evitando il rischio di volare è stato superiore rispetto al numero totale delle vittime dei quattro aerei usati nell’attentato (Gigerenzer, 2004).


Questo piccolo esempio dimostra come, per gestire la sicurezza dei viaggi all’estero, occorra partire da una reale formazione e informazione. Solo analizzando e gestendo la percezione individuale dei rischi è possibile fornire tutti gli strumenti necessari per viaggiare in sicurezza. Per questo motivo le survey di percezione sono un ottimo strumento per mappare le percezioni dei viaggiatori, e andare a riallineare la percezione con la realtà, potendo quindi offrire la preparazione necessaria a gestire al meglio la trasferta all’estero.


Bibliografia


Arnett, J. (1994). Sensation seeking: A new conceptualization and a new scale. Personality and individual differences, 16(2), 289-296.


Dread risk, September 11, and fatal traffic accidents. Psychol Sci. 2004 Apr;15(4):286-7.


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