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La tua organizzazione è pronta a gestire le emergenze?

Il vento aumenta improvvisamente. Le comunicazioni iniziano a interrompersi. Le strade vengono chiuse. I fornitori non rispondono. I sistemi rallentano. Le persone cercano indicazioni.


Non è una simulazione.È ciò che accade quando un ciclone colpisce un territorio già fragile. È ciò che accade quando una frana isola un’area produttiva. È ciò che accade quando un blackout blocca infrastrutture critiche o un attacco cyber rende indisponibili dati e servizi in poche ore.

In quei momenti il tempo si comprime. Le informazioni sono incomplete. Le decisioni non possono essere rimandate.


La domanda, allora, non è se accadrà qualcosa. La domanda è: quando accadrà, saremo pronti?

Molte organizzazioni dispongono di piani di emergenza, procedure di business continuity, policy formalmente corrette e allineate agli standard. Ma tra avere un piano e saperlo attivare sotto pressione esiste una distanza significativa.


La preparazione non si misura nella qualità del documento. Si misura nella qualità delle decisioni prese in tempo reale.


Quando un evento naturale compromette una sede, quando una frana interrompe una supply chain, quando un blackout blocca sistemi critici o un attacco cyber genera esposizione reputazionale e regolatoria, la prima risposta non è tecnica. È organizzativa. È decisionale. È relazionale.


Chi decide? Con quale coordinamento? Con quale consapevolezza delle implicazioni strategiche e finanziarie?


Nei percorsi di Crisis & Emergency Management che costruiamo e nelle centinaia di simulazioni che progettiamo ed eroghiamo, vediamo con chiarezza quanto sia sottile il confine tra pianificazione teorica e reale capacità di risposta.


È lì che emerge la differenza tra organizzazioni che possiedono procedure e organizzazioni che possiedono competenze solide.


La simulazione è il momento in cui le procedure incontrano la pressione. È il laboratorio in cui si testano non solo i processi, ma anche le persone: leadership, cooperazione, consapevolezza situazionale, capacità di decidere in incertezza.


Un evento naturale non testa solo le infrastrutture. Testa la governance. Un blackout non testa solo la tecnologia. Testa il coordinamento. Un cyber attack non testa solo la sicurezza informatica. Testa la maturità del board.


Oggi il quadro normativo europeo è chiaro: non basta avere piani formali. Occorre dimostrare concretamente la capacità di prevenire, gestire e superare eventi critici attraverso test ed esercitazioni strutturate.


Non basta dichiarare la preparazione. Occorre provarla. La simulazione diventa così uno strumento di responsabilità. Non un esercizio accessorio, ma un atto di governance. È il modo attraverso cui un’organizzazione sceglie di non lasciare la propria tenuta alla casualità degli eventi. Ogni simulazione ben progettata non serve a dimostrare che tutto funziona. Serve a scoprire dove intervenire prima che sia la realtà a farlo.


La domanda, allora, non è se avete un piano. La domanda è se siete pronti a metterlo alla prova.

In un contesto in cui il rischio è sistemico e la normativa richiede evidenze concrete di resilienza, la simulazione non è un esercizio accessorio. È un atto di responsabilità di governance.

Se non avete ancora testato realmente la vostra capacità di risposta, questo è il momento di farlo. Prima che sia la realtà a farlo per voi.



Perché la capacità di risposta non si dichiara nei documenti. Si costruisce nelle scelte. E si dimostra quando il tempo si accorcia.


Paola Guerra


 
 
 

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