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Il lato invisibile della sicurezza in viaggio


C’è un momento preciso, quando noi donne viaggiamo da sole, in cui tutto si apre.

Le strade, le possibilità, il tempo. È una sensazione di libertà piena, accade sempre quando si viaggia per piacere e spesso anche quando si viaggia per lavoro.

Eppure, accanto a questa libertà, spesso resta una domanda silenziosa: quanto sono al sicuro?


Siamo portate a pensare che la sicurezza dipenda soprattutto dai luoghi, dal fatto che siano più o meno “pericolosi”. In realtà, molto più spesso dipende da altro: dalla capacità di cogliere un segnale debole di rischio qualche secondo prima che qualcosa accada.

A volte bastano davvero pochi secondi di attenzione per cambiare il corso di una situazione.

Chi si occupa di Travel Risk Management lo sa bene: la sicurezza non è solo una questione di reazione, ma di anticipo. E questo vale soprattutto quando si viaggia da sole. Non sono quasi mai i grandi eventi a fare la differenza, ma i dettagli: ciò che prepariamo prima e come interpretiamo quello che accade intorno a noi.


Da qui, più che regole rigide, vale la pena portarsi dietro tre attenzioni semplici.

La prima riguarda l’anticipo. La sicurezza inizia prima della partenza: informarsi sul contesto, capire come muoversi dall’aeroporto all’alloggio, scegliere trasporti affidabili, condividere il proprio itinerario con qualcuno. E soprattutto abituarsi a pensare in termini di alternative: cosa farei se qualcosa andasse storto? Anche solo immaginare scenari banali — un telefono scarico, una connessione che manca — aiuta a non trovarsi impreparate.

La seconda è l’ascolto. Spesso il primo sistema di sicurezza è interno: una sensazione, un dubbio, qualcosa che non convince fino in fondo. Vale la pena prenderlo sul serio. Non significa vivere in allerta, ma sviluppare una forma di attenzione lucida. Negli hotel, negli spostamenti, negli spazi pubblici: piccoli accorgimenti, come verificare un mezzo prima di salire o prendersi qualche istante per osservare un ambiente nuovo, contribuiscono a costruire un senso di controllo concreto.

La terza è forse la più importante: attivare aiuto. L’idea di dover gestire tutto da sole è più un mito che una reale forma di sicurezza. Sapere quando coinvolgere qualcun altro, chiedere supporto in anticipo, usare le proprie reti — colleghi, strutture, altre viaggiatrici — fa parte di un approccio maturo al viaggio. E include anche la libertà di cambiare programma o uscire da una situazione senza doverla giustificare.


Se dovessimo sintetizzare, potremmo ridurre tutto a tre parole: anticipare, ascoltare, attivare. Non come slogan, ma come promemoria pratico.


Per questo noi di Scuola Internazionale Etica & Sicurezza, quando facciamo consulenza e formazione in azienda su questi temi, abbiamo scelto un oggetto semplice come simbolo: un fischietto. Non tanto per l’emergenza, quanto per ciò che rappresenta. Un invito a “fare un fischio”: a qualcuno di fiducia, alla propria rete, ma anche alla propria intuizione, prima che un dubbio diventi un problema.


Perché sentirsi sicure non significa limitare il viaggio.

Al contrario, significa poterlo vivere davvero, con più spazio, più presenza e più libertà.


Paola Guerra

 
 
 

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