top of page

Control Room ad alta automazione: il fattore umano come leva di sicurezza

Aggiornamento: 4 giorni fa

Il contributo della psicologia applicata alla sicurezza nei sistemi complessi

Il Paradosso dell'Automazione

Le Control Room (CRs) sono centri operativi fondamentali per la sicurezza di un sistema, in cui gli operatori monitorano e gestiscono numerosi processi complessi al fine di mitigare i rischi. L’esponenziale digitalizzazione e la conseguente automazione resa possibile da tecnologie sempre più sofisticate (es. IA, Big Data, IoT) ha cambiato la natura dell’interazione uomo-macchina in molti ambiti organizzativi, tra cui le control room. Questo, assieme alla crescente complessità dei sistemi, ha determinato un gran numero di attività incentrate in particolare sulla supervisione e sulla diagnosi ponendo nuove sfide agli operatori della sicurezza. Operatori che restano un elemento insostituibile, l’ultimo anello della catena da cui dipende l’affidabilità dell’intero sistema, e il cui compito si è progressivamente spostato dall'enfasi sulle abilità percettivo-motorie al coinvolgimento di attività cognitive quali appunto monitoraggio, decision-making e problem-solving. La tecnologia, infatti, seppur diventata oggi “intelligente”, può fornire un supporto significativo all’operatore, ma resta ancora fortemente dipendente da esso, in quanto la gestione di near miss ed eventi critici esula dall’ambito di competenza dei sistemi di automazione e richiede un intervento umano attivo.


La Tempesta Perfetta: Stress, Affaticamento ed Errore Umano

Tra le prestazioni cognitive richieste agli operatori di CR, è particolarmente rilevante, ad esempio, la vigilanza o attenzione sostenuta, definita come la capacità di mantenere la concentrazione e di rimanere vigili nei confronti degli stimoli per lunghi periodi di tempo. Gli studi in proposito mostrano che la qualità dell'attenzione sostenuta è fragile e tende a diminuire rapidamente con il passare del tempo, fenomeno noto come «decremento della vigilanza»: in genere, nei primi trenta minuti di attività si osserva una graduale diminuzione della capacità di rilevare i segnali accompagnata a un aumento dei tempi di risposta a tali segnali.

Si potrebbe pensare che questo calo di efficienza cognitiva sia legato alla natura ripetitiva e noiosa dei compiti di vigilanza che, a fronte di uno “sforzo” richiesto molto basso, porterebbero gli operatori ad affrontare il loro incarico in modo distratto e routinario.

È invece dimostrato che i compiti in cui si richiede attenzione sostenuta sono incarichi impegnativi e logoranti che impongono un carico notevole sulle risorse di elaborazione delle informazioni degli operatori e sono associati ad alti livelli di stress. Lo stress, a sua volta, ha un impatto su diversi processi mentali critici riducendo la qualità della prestazione, osservabile ad esempio con un aumento degli errori.


Dalla tecnologia alle persone: come aumentare l’affidabilità del sistema

Per garantire elevati livelli di efficienza, affidabilità e sicurezza è dunque fondamentale non trascurare la dimensione umana, adottando un approccio strutturato che consideri congiuntamente tre componenti fondamentali:

  • Il compito: che cosa è richiesto agli operatori di fare, in termini di attività, responsabilità decisionali, carico cognitivo e gestione delle anomalie.

  • L’individuo: chi svolge il compito, con le sue caratteristiche cognitive, emotive e psicofisiologiche, le competenze e i limiti umani.

  • L’organizzazione: il contesto operativo, fatto di turnazioni, procedure, cultura della sicurezza, supporto manageriale e vincoli ambientali.


Solo uno sguardo sistemico di questo tipo consente di progettare interventi realmente efficaci e sostenibili nel tempo.

A livello metodologico, attraverso una prima fase di task analysis è possibile individuare fasi critiche, ambiguità decisionali e momenti di transizione – ad esempio il passaggio improvviso da supervisione passiva ad azione attiva – che rappresentano i momenti di maggiore vulnerabilità. Sul versante dell’individuo, attività di assessment cognitivo e psicofisiologico (ad esempio conduttanza cutanea ed elettromiografia) permettono invece di valutare capacità chiave come attenzione sostenuta, flessibilità cognitiva, gestione delle interferenze e resilienza allo stress, nonché monitorare il carico di lavoro percepito per intercettare precocemente condizioni di affaticamento mentale, prima che si traducano in cali di performance o errori.


Successivamente interventi di training mirato – basati su simulazioni, tecniche di autoregolazione e strumenti come il biofeedback o il neuro-tracking – aiutano gli operatori a potenziare abilità cognitive specifiche e a riconoscere e gestire le proprie risposte fisiologiche e attentive sotto pressione, aumentando consapevolezza, controllo e affidabilità operativa.


Conclusioni: il fattore umano come moltiplicatore di sicurezza

Nelle CRs a crescente automazione, la sfida non è introdurre sempre nuova tecnologia, ma integrarla in modo coerente con le capacità, i limiti e le esigenze cognitive degli operatori. Nonostante una crescente attenzione ai fattori umani, esiste ancora un ampio divario tra consapevolezza teorica e reale integrazione nei sistemi operativi. Colmare questo divario richiede competenze specialistiche, metodi rigorosi e una visione realmente human-centred. È qui che discipline come l'ergonomia e la psicologia cognitiva possono fare la differenza, trasformando la Control Room da potenziale punto di fragilità a vero moltiplicatore di affidabilità del sistema."


La domanda è: quanto il vostro sistema di sicurezza è davvero progettato intorno alle persone che lo presidiano ogni giorno?




Bibliografia

Ghalenoei, M., Mortazavi, S. B., Mazloumi, A., & Pakpour, A. H. (2022). Impact of workload on cognitive performance of control room operators. Cognition, Technology & Work, 24(1), 195-207.


Hollnagel, E. 2007. From Overcoming Limitations to Securing Safety: The New Mission of HMS (Plenary talk). Paper presented at the 10th IFAC/IFIP/IFORS/IEA Symposium, Seoul.


Iqbal, M. U., Srinivasan, B., & Srinivasan, R. (2024). Multi-class classification of control room operators’ cognitive workload using the fusion of eye-tracking and electroencephalography. Computers & Chemical Engineering, 181, 108526.


Janizadeh, R., Choobineh, A., Mokarami, H., & Jahangiri, M. (2025). A qualitative study of safety and human factors challenges in process control rooms operators. Scientific Reports, 15(1), 27363.


Warm, J. S., Parasuraman, R., & Matthews, G. (2008). Vigilance requires hard mental work and is stressful. Human factors, 50(3), 433-441.

 
 
 

Commenti


bottom of page