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Resilienza organizzativa: governare l’emergenza, garantire continuità, crescere dopo l’evento

Nella vita delle organizzazioni, incidenti ed emergenze non sono un’eccezione. Sono una possibilità concreta, legata alla complessità dei sistemi in cui operiamo. La differenza tra organizzazioni fragili e organizzazioni mature non sta nel se accadrà un evento avverso, ma nel come verrà riconosciuto, gestito e trasformato in apprendimento.


Negli ultimi anni il termine resilienza è entrato con forza nel linguaggio manageriale, spesso ridotto a una qualità individuale o a una generica capacità di “tenere”. In realtà, la resilienza organizzativa è una competenza sistemica che riguarda governance, processi decisionali, preparazione tecnica, fattore umano e cultura.


Essere resilienti non significa resistere a tutto. Significa anticipare, assorbire, rispondere e recuperare, proteggendo le persone e garantendo la continuità delle funzioni essenziali.

Il quadro normativo italiano ed europeo è chiaro: la gestione di incidenti ed emergenze è una responsabilità giuridica diretta per chi governa le organizzazioni. Il D.Lgs. 81/2008 colloca la gestione dell’emergenza al centro del sistema di prevenzione e protezione, richiedendo che la valutazione dei rischi includa anche gli scenari emergenziali e si traduca in pianificazione, formazione, addestramento ed esercitazioni. Non basta avere un piano: serve una capacità reale e verificabile di risposta.


Le direttive europee NIS2 e CER rafforzano questo approccio, attribuendo agli organi di vertice la responsabilità della sicurezza e della resilienza. Prevenzione, gestione degli incidenti, continuità dei servizi essenziali e capacità di recupero diventano requisiti di governance, non scelte discrezionali.

Gli standard internazionali offrono una cornice coerente: la ISO 22301 per la continuità operativa, la ISO 22361 per la gestione della crisi e la ISO 31000 per l’integrazione del rischio nelle decisioni strategiche. Emergenza, crisi e continuità non sono ambiti separati, ma parti di un unico ciclo di resilienza.


A questo si aggiunge un elemento decisivo: il fattore umano. In condizioni di stress emergono panico, freezing, dinamiche di folla e riduzione della capacità decisionale. Pensare che le persone “si comporteranno correttamente” è una pericolosa illusione. La preparazione deve essere concreta, esperienziale e testata.


Le High Reliability Organizations dimostrano che è possibile operare in contesti ad alto rischio mantenendo elevati livelli di sicurezza, grazie a una cultura che intercetta i segnali deboli, non banalizza gli errori e mette la sicurezza al centro delle decisioni.


C’è infine un aspetto spesso trascurato: il dopo. La vera prova della resilienza organizzativa si gioca nel post-evento, attraverso analisi approfondite, debriefing strutturati e revisione dei processi. Senza questo lavoro, l’organizzazione resta esposta agli stessi errori.


La resilienza autentica non è solo capacità di resistere, ma capacità di crescere dopo l’impatto. Perché gli eventi avversi continueranno ad accadere. La differenza la farà ciò che avremo imparato dopo l’ultima volta.

 
 
 

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