Editoriale di Luglio

Negli ultimi tempi abbiamo accumulato tensione, eccessiva concentrazione, e spesso ci siamo interfacciati con uno schermo per ore senza concederci pause. Le conseguenze del Covid19 stanno impattando su adulti e giovani in modo importante. Alla Pandemic Fatigue si aggiunge anche quella che viene definita la “nebbia cognitiva” che colpisce coloro che hanno vissuto il Covid19: stanchezza cognitiva, difficoltà a concentrarsi e a memorizzare, e disorientamento. Ne soffre una persona su 20 che ha contratto la malattia e che è guarito, anche se non c’è stata ospedalizzazione. I soggetti più colpiti sono per lo più nella fascia tra i 18 e i 49 anni.


Questa situazione potrebbe accompagnarci per molto tempo ancora. In questo insidioso contesto sarà importante imparare non solo a prenderci le giuste pause ma, soprattutto, a riempirle di valore per farle diventare spazi di cura personale e di recupero psicofisico. Dobbiamo tornare a trattarci con gentilezza. Non importa quanto tempo dedicheremo a queste pause, se l’intero arco estivo o le canoniche due settimane, l’importante sarà recuperare terreno e prendere le distanze dai lasciti di una crisi globale che ha messo radici profonde in ognuno di noi. Ciò con cui abbiamo a che fare non è un danno visibile, non ha affetti neurologici riscontrabili, e la stanchezza mentale rischia sempre di essere banalizzata e di finire nel calderone delle piccole beghe quotidiane. Dobbiamo pescare la freccia più efficace che abbiamo nella nostra faretra: il tempo. Se carico di gentilezza e di cura, il tempo può risultare il nostro primo alleato. Pretendiamolo, diamogli la giusta forma e potremo abbracciare rinvigoriti la nuova vita che ci aspetta.

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