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Salute mentale al lavoro

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Ci sono cose che non si vedono. La stanchezza che non passa. Un’ansia che accompagna ogni giornata. La difficoltà a concentrarsi. Il bisogno di isolarsi. Una fragilità che si nasconde dietro un «va tutto bene».


E poi ci sono le persone che arrivano al lavoro ogni mattina portandosi tutto questo dentro.

Per questo la salute mentale non è un tema che riguarda soltanto la sfera privata. Riguarda anche le organizzazioni, le relazioni e il modo in cui lavoriamo.

E riguarda anche la sicurezza. Chi è stanco, in ansia o sotto pressione fa più fatica a mantenere l’attenzione, a seguire una procedura, a segnalare un’anomalia. Un luogo di lavoro in cui le persone stanno bene è la base su cui poggiano le risorse umane, la sicurezza sul lavoro e anche la security. Nessuna procedura funziona davvero se chi deve applicarla non è nelle condizioni di farlo.


I numeri aiutano a capire quanto sia grande la questione. Nella Regione Europea dell’OMS, 1 persona su 6 convive con un problema di salute mentale e 1 persona su 3 non riceve le cure di cui avrebbe bisogno. Nel mondo, depressione e ansia fanno perdere ogni anno circa 12 miliardi di giornate di lavoro, con un costo stimato in circa 1.000 miliardi di dollari.

Ma dietro i numeri ci sono soprattutto persone.

E spesso c’è il silenzio.


Secondo l’AXA Mind Health Report 2026, il 48% dei lavoratori non parlerebbe dei propri problemi di salute mentale sul posto di lavoro, mentre l’84% si aspetta un supporto dalla propria azienda.


Il punto, allora, non è chiedere alle aziende di diventare terapeuti. È creare le condizioni perché una difficoltà possa essere riconosciuta prima di trasformarsi in un’emergenza.

Significa intervenire sui rischi psicosociali, formare manager e lavoratori, ridurre lo stigma, sapere come affrontare una conversazione difficile e accompagnare le persone anche nel rientro dopo un periodo di assenza.

La prevenzione comincia anche da qui: dal sapere cosa osservare, cosa dire e, soprattutto, quando chiedere aiuto.

Perché non tutto il disagio si vede. E non tutto il disagio si racconta.


Da dove partire

Non serve un grande programma per cominciare. Tre domande aiutano a capire a che punto è la propria organizzazione.

  • Se oggi un collaboratore fosse in difficoltà, saprebbe a chi rivolgersi?

  • I responsabili saprebbero riconoscerlo e aprire la conversazione?

  • Esiste un percorso chiaro per le situazioni più delicate, con ruoli e contatti definiti?

Se la risposta a una di queste domande è incerta, quello è il punto da cui partire.


Un’organizzazione attenta alla salute mentale non è quella in cui nessuno attraversa un momento difficile. È quella in cui, quando accade, una persona non deve sentirsi sola proprio nel luogo in cui trascorre una parte importante della propria vita.


È su questo che lavoriamo in Scuola Internazionale Etica & Sicurezza: percorsi di formazione per le aziende dedicati alla salute mentale, alla gestione dello stress, alla promozione del benessere e alla prevenzione della violenza, condotti da psicologi e psicoterapeuti, in piccoli gruppi e con un incontro specifico rivolto a manager e direzione.


Perché prendersi cura delle persone non significa avere sempre le risposte.

A volte significa imparare ad accorgersi che qualcuno ha bisogno di essere ascoltato.


 
 
 

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