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Sull’orlo della catastrofe nucleare?

Il presidente russo Vladimir Putin agita spesso lo spettro dell’atomica quando le prospettive per Mosca si fanno cupe e lo fa da molto prima dell’invasione dell’Ucraina. Dal 2008 ad oggi, il Cremlino ha agitato così tante volte lo spauracchio del suo arsenale nucleare da diventare persino noioso. Anche lo sgarbo più insignificante ridesta il ricorso a tale minaccia, come l’invocazione di ritorsioni nucleari nel caso in cui la Corte penale internazionale avesse proseguito le indagini sui crimini di guerra attribuiti ai soldati russi.

Una spiegazione del comportamento di Mosca è che sta tentando di dissuadere la Nato dall’attaccare la Russia e lo fa attraverso schemi diversi dalle tradizioni dottrinali della “Deterrenza nucleare” basata sulle “Tre C”: capacità, comunicazione e credibilità. Sulle capacità russe non vi sono dubbi, è la potenza atomica più pesantemente armata nella “Pangea” Euro-Asia e comunica sistematicamente al mondo le sue capacità con alta ed insistente voce, ma sul punto della credibilità, la perenne allerta nucleare del Cremlino ha molto più a che fare con la politica di intimidazione, per ottenere un controllo riflesso sull’Occidente, affinché le richieste russe siano accettate per scongiurare la prospettiva di una guerra atomica. In altre parole, Mosca utilizza una strategia coercitiva, che si basa sul non essere mai messa alla prova e molti segnali indicano che la cosa funzioni, al punto da far temere che Putin possa ricorrere alle armi atomiche in Ucraina al fine di invertire le sorti della guerra.

Tutto ruota attorno ai referendum organizzati dal 23 al 27 settembre nei territori occupati, su cui però Kiev sta conducendo una vasta offensiva e dove niente è stato detto su come potranno partecipare i milioni di cittadini ucraini costretti a fuggire da quei territori, soprattutto negli ultimi mesi. Una volta conclusi, quelle zone saranno dichiarate parte della Russia e qualunque attacco ucraino coadiuvato dall’Occidente potrebbe provocare una risposta senza precedenti, anche atomica, da parte del Cremlino. Infatti, i “Principi di base sulla deterrenza nucleare” enunciati da Mosca nel 2020 sottolineano come la Russia si riservi il diritto di utilizzare l’atomica “in risposta all’uso di armi nucleari o di altri tipi di armi di distruzione di massa contro il Paese e/o i suoi alleati” oppure se la Russia subisse un attacco convenzionale così grave che “l’esistenza stessa dello Stato fosse in pericolo”. In teoria il Cremlino potrebbe presentare come legittimo l’impiego di armi atomiche per difendere i nuovi territori russi, attaccati dall’Ucraina con il sostegno degli occidentali.

L’Occidente deve quindi continuare a prendere sul serio la minaccia nucleare russa senza rinunciare al ricorso alla politica della “escalation per la de-escalation” perché la capitolazione davanti alle richieste russe per il timore di una guerra atomica, incoraggerebbe ulteriormente Putin e mostrerebbe ad altre nazioni che la minaccia nucleare costituisce una nuova prassi nelle relazioni internazionali.


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